Novità sul progetto

Riorganizziamoci Insieme: Assemblea M5S Calabria

riorganizziamoci
Nella data del 28 Luglio si è tenuto un incontro di attivisti e portavoce con la partecipazione del vicepremier e leader dei cinque stelle Luigi di Maio a Cosenza. In tale occasione ho effettuato una presentazione che è risultato un estratto del testo qui presentato, per poter rientrare nei due minuti prescritti:

Buongiorno, sono Fabrizio Bartolomucci, espulso dal Meetup di Vibo Valentia,
È ormai oggetto di consenso internazionale che le infrastrutture ferroviarie portino
sviluppo, per la facilità ed economia nel trasporto delle merci, turismo, per la possibilità per i turisti di viaggiare senza la necessità dell’auto, potendosi inoltre facilmente muovere per diversi luoghi rispetto il centro che hanno scelto, e per la cultura, grazie alla comunicazione che si può instaurare tra passeggeri sconosciuti a differenza naturalmente delle auto personali, oltre naturalmente all’aspetto ambientale, per quanto riconosco l’aspetto sia controverso, e ci tornerò.

Le vie ferroviarie possono inoltre contribuire a ottimizzare
i servizi di autotrasporto pubblico, con cui si cerca in alcune parti d’Italia di far fronte globalmente alle esigenze di mobilità dei cittadini, con benefici limitati e costi enormi, che potrebbero invece basarsi su hub, o stazioni di scambio, piuttosto di svolgere percorsi duplicati punto-punto quasi uguali come ora, spesso viaggiando quasi vuoti.

In conseguenza di ciò risulta
questione non banale interrogarsi sull’ostilità concorrente della popolazione calabrese, e della sua amministrazione, e allo stesso tempo dell’attuale governo nazionale nella sua componente cinque stelle, che sembra privilegiare rigorosamente la mobilità su strada, per quanto elettrica, rispetto le ferrovie.

Una risposta iniziale che ci si può dare è che le ferrovie
fanno “contente” poche persone: una volta fatte, hanno bisogno di relativamente poca manutenzione, e quindi di lauti contratti di assistenza a differenza delle strade e, per converso, cadono maggiormente nella responsabilità delle amministrazioni pubbliche in caso di problemi.

Da parte sua
Marco Ponti, esperto nominato dal MIT, ha addotto una sua ragione particolare per la sua opposizione allo sviluppo ferroviario nella supposta riduzione delle entrate per lo stato per pedaggi e accise che ovviamente non tiene conto dei costi pubblici sanitari per gli incidenti e per gli effetti dell’inquinamento e che quindi penso si possa velocemente mettere da parte, una volta esplicato il suo compito per cercare di bloccare la TAV Torino-Lione.

Oppure la ragione può semplicemente essere attribuita a un
preconcetto ideologico, simile a quello di chi dice che non vada realizzato un campo da golf, perché sarebbe usato solo dai benestanti, piuttosto di apprezzare il contributo che darebbe all’efficientamento della rete idrica per tutti, oppure che occorra bloccare il tram di Cosenza, perché tanto il progetto sarebbe infiltrato dalla mafia o ci vorrebbero decenni per finirlo, così peraltro fornendo un gratuito alibi alle inefficienze delle amministrazioni attuali. Ciò per non parlare delle recenti iniziative governative per risolvere i problemi mondiali della transizione alla mobilità sostenibile per il mezzo di monopattini elettrici e dell’entusiasmo per le nuove auto elettriche, quasi che queste non determinassero traffico e incidenti come quelle tradizionali e non comportassero il consumo di combustibili fossili o nucleari per generare l’energia con cui alimentarsi, per non parlare del tema gigantesco dello smaltimento delle batterie esaurite, se la cosa dovesse crescere nel vuoto di investimenti nel settore ferroviario.

O ancora per una generale
rigidità di pensiero che fa percepire l’esistente come immutabile: a nulla di diverso si può in effetti attribuire l’entusiasmo e il sostegno bipartisan per la riapertura delle stesse stazioni che qualche hanno prima, più o meno arbitrariamente, erano state chiuse. Oppure l’impegno per il Freccia Argento che si vorrebbe dirottare da Paola su Sibari sulla ferrovia elettrica esistente, per quanto nel verso sbagliato, in luogo di quello sul migliore collegamento ferroviario con Matera e la Puglia che beneficerebbe tutta la Calabria, piuttosto che solo Sibari a danno della Calabria ulteriore e della Sicilia.

Ma questo dovrebbe essere il
governo del cambiamento, non della paura, del preconcetto e della rigidità e, specialmente in Calabria, l’Italia ha bisogno disperato di investimenti nelle infrastrutture ferroviarie, in particolare nella provincia Vibonese, tra le più povere d’Europa tanto in senso di sviluppo che di servizi ferroviari, forse non una coincidenza, per provare a riprendersi dalla sua condizione di gravissimo ritardo.
Questa rappresenta anche la mia candidatura come
referente per le infrastrutture per la Calabria.