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riflessioni | Il Blog degli interventi sul progetto

Il blog di Pizzo Marinella FS

Novità sul progetto

Il 40% del PNRR al sud: o no?

Numerosi politici, a partire dalla Carfagna, annunciano a pieni titoli che hanno riservato il 40% delle risorse del PNRR al sud, quindi prevedibilmente anche alla Calabria. Tuttavia ancora non ha compreso nessuno come il problema che ferma lo sviluppo Calabrese non è l'assenza di fondi, probabilmente anche troppi, visto che regolarmente tornano indietro quasi tutti, ma l'assenza piuttosto di competenze dovuta alla progressiva dequalificazione della classe amministrativa mediante la sua precarizzazione assistenziale e clientelare. Cosa che ha portato i comuni a non riuscire a scrivere progetti per la riparazione di un depuratore, o a realizzare il computo metrico per l'abbattimento di un abuso, come a Pizzo!
Come tutti i fondi, essi saranno erogati a fronte della sottomissione di progetti che ne documentino l'utilizzo, ma dato che nessuno è in grado di scrivere i progetti, e nessuno al governo ha fatto nulla per mutare la situazione, è altamente prevedibile che tutti i fondi destinati non saranno spesi e torneranno quindi indietro.

Il tutto nella perplessità della gente del nord che si domanderà cosa sia successo e convocherà riunioni stampa strettamente tra gente del nord e magari qualche meridionalista che attribuirà il problema a
Garibaldi e Mazzini.

Problema Angitola risolto da solo?


SS522libera
Sembra siano bastate le semplici grida del comune per risolvere la questione del traffico sulla SS 522. Il viceré di Manzoni invidierà di certo il commissario Reppucci, che con un semplice documento, forse complice la partita dell'Italia, ha liberato la (ex) SS 522 da tutto il traffico, senza nemmeno la necessità di rotatorie impossibili o raccordi anulari.
Certo resta a monte la questione che vengano fatti solo interventi per risolvere problemi. Quindi se nessuno prende il treno per l'assenza delle stazioni, significa che il servizio non serve e quindi non occorre realizzarle. Non di meno, se i turisti si sono trasferiti altrove per la fatiscente condizione della mobilità pubblica e privata, naturalmente circolano meno macchine e non si creano ingorghi, nemmeno nei giorni festivi estivi. Qualcuno potrebbe chiosare che si sono risolti tutti i problemi senza spendere nemmeno un euro. Ma davvero è solo questa la considerazione che si può fare?

Perché il populismo e il totalitarismo sono inscindibili

Da alcuni anni si è diffusa una politica definita populista basata sull'equivalenza delle opinioni, e quindi il prevalere di una sulle altre basato sul consenso che riceve. Magari like su Facebook o inviti a trasmissioni televisive.

Così dire di un omosessuale che è malato, oppure che pecca con Dio, o che è una cosa vergognosa averlo come figlio, sono affermazioni essenzialmente stupide che potrebbero essere lasciate là.
Purtroppo però, secondo la dottrina populista, diventano
vere in virtù del fatto che se un'affermazione riceve più like di un altra è più vera di essa. E ciò naturalmente presenta un problema per il gay che non condivide questa verità e che sente quindi il bisogno di una tutela.
Ma quale può essere l'unica forma di tutela in un ambiente così determinato, ma naturalmente la magistratura, e quindi si invoca la legge Zan, così chi dovesse sostenere tali opinioni sarebbe chiaro a tutti che sbaglia, tanto da finire inquisito e magari in carcere!

Ma cosa fare quando un governo sceglie esperti appositi per sostenere che una ferrovia come la Tav sia
inquinante e faccia perdere i soldi per accise e pedaggi, oppure se qualcuno sostiene che per sviluppare la Calabria occorra continuare a buttare soldi per le strade, o che queste siano infrastrutture sostenibili tanto da dover essere inserite nel PNRR, a detta di Enrico Giovannini, o ancora che sia possibile risanare i comuni in dissesto riempiendoli di LSU a fini assistenziali? O sostenere che col reddito di cittadinanza o con quota 100 si creino nuovi posti di lavoro?
O ancora riscontrare che
Salvatore Solano sia stato eletto su impulso del cugino mafioso costruttore di strade auspicando che gli desse gli appalti in cambio, ma proclamare ogni volta che lo si cita che non è inquisito, quasi che il fatto che non lo sia significhi che non abbia fatto nulla di male!

Infatti anche ciascuna di queste opinioni accoglie regolarmente numerosissimi like, condivisioni e interventi televisivi e quindi deve essere vera.
Ma ognuno può trovare un'infinità di comportamento sbagliati e potenzialmente dannosi, ma non illegali.

Ovviamente per ora tutte queste opinioni si limitano a coesistere senza far particolari danni, essenzialmente per l'abbondanza dei fondi Europei che non rende ciascuna di queste posizioni particolarmente dannosa per altri.

Ma prima o poi il
paese dei balocchi finirà, sia questo per un improvviso picco di inflazione che porterà una restrizione monetaria o chissà quale altro cigno nero che si presenterà nel futuro, e allora ci sarà un problema con l'etica populista, perché nessuna posizione saggia in grado di risolvere i problemi gravissimi che si presenteranno riceve mai molto apprezzamento.

A suo tempo Platone aveva proposto un'ottima metodologia per stabilire quale di due posizioni fosse migliore, mediante il confronto dialettico in quanto la peggiore necessariamente presenta della contraddizioni.
Ma tale metodo aveva un senso perché tutti i partecipanti ai confronti avevano un vocabolario e una semantica comuni: ciascuno intendeva con la parola vaso lo stesso oggetto, e così per cavalli, re o contadini.

Il problema del
populismo è che invece anche la semantica per le parole è soggetta alla politica del consenso: così vale lo stesso dire che la sostenibilità ambientale è garantita da politiche che portino a minimizzare il consumo di nuove risorse, oppure che lo sia fare strade. Anzi questa seconda posizione è addirittura più vera perché riceve molti più 👍 dell'altra.

E allora come si farà a risolvere i problemi che si presenteranno a quel tempo se non con l'
uomo forte e con la riduzione delle libertà costituzionali?

Siamo sicuri che l'AV Salerno Reggio Calabria sia un'occasione di sviluppo per la Calabria?

Si va profilando per la Calabria come unico intervento nel settore ferroviario l'alta velocità Salerno-Reggio Calabria, e parlamentari sostengono che dove arriva l'alta velocità si verifica un potente effetto sullo sviluppo.
Vero, ma questo perché le precedenti alte velocità andavano a collegare zone
già da prima molto sviluppate come Napoli, Roma e la pianura padana fino a Milano.
Siamo sicuri che questo varrà anche quando porterà turisti e impresari diretti al traghetto per la Sicilia, o forse addirittura a Messina, se si farà anche il
ponte, così saltando a piè pari tutta la Calabria e il suo sottosviluppo?!
O non sarà piuttosto un'ulteriore perdita di centralità per la Calabria in assenza di sviluppo delle infrastrutture di supporto come quelle di
questo sito, o forse si immagina che la gente arrivi in due ore a Lamezia, scende e poi vada alla ricerca di un taxi on un NCC per andare a Pizzo o in ogni altra località della Costa degli Dei o del Vibonese, a parte la solita Tropea?! O non piuttosto semplicemente si guardi intorno sconcertato per rimanere sul treno e dirigersi senz'altro in Sicilia.
E immaginiamo ciò non vari drasticamente per altri centri dove l'AV non fermerà e in cui nemmeno sono presenti mezzi che dalle stazioni di AV portino nelle località turistiche.
Questo purtroppo avviene perché a decidere cosa serve al Sud è il Nord, e perché il sud riesce a pensare solo a sussidi e riparazioni di strade, non potendo quindi dare il suo contributo fattivo per indicare le sue proprie necessità per lo sviluppo.
Questo processo ricorda molto da vicino il
femminismo degli uomini che vogliono stabilire autonomamente cosa sia giusto per le donne.

Molto più ragionevole sarebbe stato peraltro realizzare la linea AV sul
versante Jonico, come peraltro dettagliato qui nella pagina degli altri interventi, dove è attualmente presente solo una linea a Diesel a singolo binario e assente il collegamento con la Puglia.

Ma questi sanno solo lavorare su quello che già c'è per far passare
la terza ferrovia per il Vibonese, che, come le altre, non ci si fermerà.

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